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Aggiornato: 32 min 16 sec fa

Coronavirus: journey into the Catholic communities of Hong Kong and Macao where Saint Roch, the protector against epidemics, is being invoked

5 ore 50 min fa

The numbers don’t add up. Moreover, China’s official data on number of deaths and infected people does not explain the drastic prevention and quarantine measures the Country is implementing, not only in Wuhan, but now also in Shanghai and Beijing. Faced with poor communication, “people are scared, we’re on the verge of panic”, declared  PIME missionary Father Renzo Milanese from Hong Kong. This morning the South China Morning Post published updated data from China’s National Health Commission, officially circulating also in Italy.  The death toll now stands at 106  with 4,535 infected. Hong Kong reported 8 cases of infection, Macao 7 and Taiwan 5. “Given 11 million people living in Wuhan,” the missionary said, “these numbers are ridiculous. People fear that the virus spread much further than publicly reported and that it has claimed many more victims. The drastic prevention measures taken by the Chinese government and the quarantine of an entire city like Wuhan would otherwise be incomprehensible.”

Preventive measures are also being taken in Hong Kong by the city’s local government. After the Chinese New Year holidays, all schools (from kindergartens to universities) will remain closed until 16 February as well as entertainment places. People are required to wear a face mask in subways, trains and buses or when entering public places. An emergency plan for hospitals has been drawn up. Anyone with symptoms will obviously be put in isolation. The government is looking for spaces in which to quarantine whoever had contacts with infected people and is planning to use vacant social housing for this purpose, causing protests from the population. “The problem”, the missionary added, “is that nobody knows exactly what we are dealing with. We haven’t even understood exactly how the virus, which can infect with no symptoms, was originated.”

Macao is in the same state of uncertainty. “The new virus raised alarm throughout China and abroad,” said Kin Sheung Chiaretto Yan, member of the Focolare Movement, from Macao, “because of many unknown factors. The extent of its harmfulness and how easily it is transmitted, whether it can cause pneumonia, which in some cases has been fatal, remains unknown.” “Usually, during the Chinese New Year, most people in China return home, typically to rural areas, to reunite with their families. Yesterday I planned to visit some Catholic communities and bishops in 4 different locations in mainland China taking advantage of this holiday period. But things rapidly evolved and this epidemic spread faster than expected with an overall worsening of the situation. I had to cancel the trips.” Reportedly, three billion people were travelling during the Lunar New Year period last year. ” The government has taken drastic measures to discourage public activities and decrease travel,” said Kin Sheung Yan. “All plane and train tickets are fully refundable.” Most public activities, all tourist sites, entertainment facilities, museums, cinemas, religious services and public cultural activities have been suspended throughout China.” “People are taking the necessary health precautions, trying to obtain face masks and sharing them with people who still haven’t succeeded in buying them. “The government is mobilizing resources to provide concrete assistance,” added the member of the Focolare Movement. “Doctors and nurses are at the front line and need everyone’s support.”

With the worsening of the situation, mutual solidarity between people is also increasing. In order to avoid going out, “people are making greater use of communication channels such as social media, WeChat, Whastapp, messages to send greetings and prayers”. Also the diocese of Macao – as the diocese of Hong Kong did last week – issued guidelines to priests and parishes with cleaning directions for churches, Holy Mass and the distribution of the Eucharist. “Here in Macao we go to Mass every day,” Kin Sheung Yan pointed out. “Some dioceses are planning to send money or material goods, especially health protection equipment, to Wuhan. In some social media groups some people suggest praying to St. Roch, or reciting a novena.” Saint Roch has been the most invoked Saint, since the Middle Ages, to protect against the terrible scourge of the plague, and his popularity is still widespread. His protection gradually extended to the rural world, to animals, to great disasters such as earthquakes, epidemics and very serious diseases. In a more modern sense, he is also an example of human solidarity and Christian charity, under the banner of voluntary activity. Crises of this kind,” concluded Kin Sheung, “encourage us to pray more, to entrust ourselves in some way to God and support each other both spiritually and materially.”

Coronavirus: viaggio nelle comunità cattoliche di Hong Kong e Macao dove si invoca San Rocco, il protettore delle epidemie

5 ore 50 min fa

I numeri non tornano. O meglio quanto la Cina sta ufficialmente dicendo in merito ai dati dei morti e dei contagiati, non spiegherebbe le misure drastiche di prevenzione e quarantena che invece sta attuando, e non solo a Wuhan, ma ora anche a Shanghai e Pechino. E di fronte alla scarsa comunicazione, “la gente ha paura, siamo al limite del panico”. È la testimonianza da Hong Kong del missionario Pime padre Renzo Milanese. Anche il South China Morning Post rilancia questa mattina i dati aggiornati  della Commissione sanitaria nazionale cinese che circolano ufficialmente anche in Italia. Al momento, le vittime salgono a 107 mentre sono 4.535 i casi di contagio. A Hong Kong i casi di contagio dichiarato sono 8, a Macao 7 e Taiwan 5. “Sono numeri – dice il missionario – che di fronte agli 11 milioni di abitanti di Wuhan appaiono ridicoli. La gente teme che il virus sia molto più diffuso di quanto si dica pubblicamente e abbia fatto più vittime. Altrimenti non si spiegherebbero le misure preventive decise in maniera così drastica dal governo cinese e la messa in quarantena di una intera città come Wuhan”.

Anche a Hong Kong il governo locale della città ha avviato misure di prevenzione: dopo le vacanze del capodanno cinese, tutte le scuole (dagli asili alle università) rimarranno chiuse fino al 16 febbraio. Chiusi anche i luoghi di divertimento e obbligo di mascherina per chi prende metro, treno e autobus o entra in luoghi pubblici chiusi. Per gli ospedali è pronto un piano di emergenza. Chi presenta sintomi, viene ovviamente messo in isolamento. Il governo sta cercando posti in cui mettere in quarantena le persone che sono state in contatto con i malati e sta pensando di utilizzare a questo scopo case popolari sfitte provocando però le proteste dalla popolazione. “Il problema – aggiunge il missionario – è che non si sa esattamente con che cosa si ha a che fare. Non si è neanche capito da cosa sia stato generato il virus, che oltre tutto può presentarsi anche senza sintomi”.

Stessa situazione di incertezza anche a Macao. “Il nuovo virus ha creato allarme in tutta la Cina e all’estero”, racconta da Macao il focolarino Kin Sheung Chiaretto Yan, “perché ci sono ancora molte incognite che lo circondano: non si capisce come e quanto sia pericoloso e quanto facilmente si diffonda tra le persone, se possa causare polmonite, che in alcuni casi è stata mortale”. “Durante il periodo di capodanno cinese, di solito, la maggior parte delle persone in Cina torna a casa, in genere nelle campagne, per riunirsi alla famiglia. Ieri avevo programma di andare a trovare alcune comunità cattoliche e vescovi in 4 diversi luoghi della Cina continentale approfittando di questo periodo di vacanza. Le cose però si sono velocemente evolute e questa epidemia si è sviluppata più velocemente di quanto si pensasse e la situazione si aggravata rapidamente. Ho dovuto annullare questi viaggi”. Secondo le statistiche, l’anno scorso ci sono stati 3 miliardi di persone che si sono messe in viaggio durante il periodo dell’anno nuovo lunare. “In questi giorni – racconta ancora Kin Sheung Yan – il governo ha adottato misure drastiche per scoraggiare le attività pubbliche e ridurre i viaggi. Tutti i biglietti di aerei e treni sono completamente rimborsabili”. La maggior parte delle attività pubbliche, tutti i luoghi turistici, strutture di divertimento, musei, cinema, funzioni e attività religiose e culturali pubbliche sono stati sospesi in tutta la Cina. “Le persone prendono le precauzioni sanitarie necessarie, cercano di procurarsi delle maschere sanitari e di condividerle con chi non è riuscito ancora a comprarli”. “Il governo sta mobilizzando risorse per dare aiuti concreti”, racconta il focolarino: “I medici e gli infermieri sono in prima linea e hanno bisogno del sostegno di tutti”.

Con l’aggravarsi della situazione, aumenta anche la solidarietà tra le persone. Per evitare di andare troppo in giro, “si stanno usando di più mezzi di comunicazioni come social media, WeChat, Whastapp, messaggini per mandare saluti, assicurare preghiere”.  Anche la diocesi di Macao – come aveva fatto la scorsa settimana la diocesi di Hong Kong – ha inviato a sacerdoti e parrocchie una serie di linee guida per la pulizia delle chiese, la Santa Messa e la distribuzione dell’Eucarestia. “Qui a Macao, andiamo a messa ogni giorno”, racconta il focolarino. “Alcune diocesi si stanno organizzando per mandare soldi o aiuti materiali soprattutto di protezione sanitaria a Wuhan. In qualche gruppo di social media c’è chi suggerisce di pregare San Rocco, o fare novena”. Non è un caso: San Rocco è il santo più invocato, dal Medioevo in poi, come protettore dal terribile flagello della peste, e la sua popolarità è tuttora ampiamente diffusa. La sua protezione si è progressivamente estesa al mondo contadino, agli animali, alle grandi catastrofi come i terremoti, alle epidemie e malattie gravissime; in senso più moderno, è anche esempio di solidarietà umana e carità cristiana, nel segno del volontariato. “Crisi di questo genere – conclude Kin Sheung – ci fanno pregare di più, ci spingono in qualche modo ad affidarci a Dio e sostenerci gli uni e gli atri concretamente e spiritualmente”.

Coronavirus. Brusaferro (Iss): “L’Italia è pronta per affrontare l’emergenza”

5 ore 50 min fa

Salgono a 106 i morti provocati dal coronavirus (2019-nCoV): 100 nella sola provincia di Hubei. Lo rendono noto le autorità cinesi segnalando quasi 1.300 nuovi casi di contagio che portano il totale a oltre 4.500 casi nel Paese asiatico mentre si registrano anche 7mila casi sospetti in attesa di conferma. Diversi casi di contagio si registrano ormai in una dozzina di Paesi nel mondo: l’ultimo, appena confermato, in Germania. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità rettifica il giudizio sul rischio globale legato alla diffusione del coronavirus: da “moderato”, come definito nei precedenti rapporti, ad “elevato”. Secondo i ricercatori dell’Imperial College London, che collaborano con l’agenzia Onu, ogni soggetto contagiato dal coronavirus può infettare in media altre 2,6 persone, con un tasso che varia da 1,5 a 3,5. Questo rende il suo tasso di diffusione confrontabile a quello della Sars e della pandemia influenzale del 2009.

Al momento non si registra in Italia nessun contagio mentre è attiva una rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (Sari) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (Ards). Proseguono regolarmente i controlli e il monitoraggio costante dopo la riunione della task-force di ieri del ministero della Salute che è in continuo contatto con l’Oms e l’Ecdc (Centro europeo di controllo delle malattie), e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento sul suo portale. Presso il Dicastero di Lungotevere Ripa è

attivo h24 il numero verde 1.500 per rispondere alle domande dei cittadini.

Per gli operatori sanitari che prestano servizio presso la sala operativa è stato avviato uno specifico corso di formazione e aggiornamento al quale hanno partecipato anche i mediatori culturali addetti a dialogare con i cittadini cinesi che si rivolgeranno al servizio. Sono finora 400 le telefonate ricevute dalla sala operativa per avere informazioni sul virus.

Sul portale del ministero è stato inoltre aperto un sito dedicato, anch’esso in costante aggiornamento: 19 domande (Faq) con relative risposte per informare e aiutare a fare chiarezza sull’infezione.

“Sono in contatto costante con la commissaria europea alla Salute e con i colleghi europei in attesa di un prossimo confronto, che ho proposto in un colloquio con il ministro della Salute croato, Paese che ha la presidenza di turno”, ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza, a margine dell’audizione in Commissione Affari sociali della Camera. In Italia,

Silvio Brusaferro, presidente dell’ Istituto superiore di sanità (Iss), da parte sua rassicura: “La situazione è in costante evoluzione” ma

“l’Italia è pronta per affrontare questo tipo di emergenza”.

In un video pubblicato sulla pagina dell’Iss, costantemente aggiornato, il presidente ricorda: “Il Servizio sanitario nazionale è pronto per affrontare questo tipo di emergenza, e l’Italia è stato il primo paese europeo a istituire i controlli negli aeroporti, a testimonianza del fatto che il nostro Paese sta tenendo il livello tra i più alti di attenzione, con una stretta collaborazione con le Regioni che hanno piani operativi in atto per gestire eventuali casi”. Persone a rischio, spiega, sono “quelle che negli ultimi quindici giorni si sono recate nelle zone coinvolte e che manifestano una sintomatologia simile alle infezioni delle alte vie respiratorie, quali febbre, tosse dolore muscolare, affaticamento e difficoltà respiratoria o che siano state in contatto con persone colpite dal corona virus 2019-nCoV”. Motivo di preoccupazione “la possibilità, anche questa non insolita per le malattie infettive, che persone asintomatiche possano trasmettere il virus”. Brusaferro rassicura sull’eventuale pericolo di frequentare i ristoranti cinesi in Italia: “Le conoscenze di cui disponiamo al momento ci dicono che la trasmissione di questo virus non avviene per via alimentare. Inoltre in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina”. Importante, avverte, che i cittadini cerchino informazioni “solo su fonti ufficiali”.

Incontro Cei su Mediterraneo. P. Patton (Custode): “Nello stile dell’incontro tra Francesco e il Sultano”

6 ore 41 min fa

“Penso al Mediterraneo come Mare nostrum, nostro cioè di tutti, quale luogo di incontro di culture e Paesi diversi. Penso al valore immenso che la sponda africana ha avuto per la Chiesa latina nei secoli passati. Quando a Roma i cristiani parlavano greco, in Nord Africa con Tertulliano, Cipriano e altri si comincia a parlare latino. E il latino torna a Roma dall’Africa. Sembra impensabile che il luogo che è stato per secoli un veicolo di comunicazione umana, sociale, culturale e commerciale oggi possa essere una tomba per molti”.

(Foto: AFP/SIR)

Nelle parole del Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, ritorna la profezia del “sindaco santo”, Giorgio La Pira, che nel Mar Mediterraneo vedeva un “grande lago di Tiberiade”, una sorta di spazio non solo geografico ma storico, ricco di rapporti e relazioni tra Oriente e Occidente come anche di complessità. Complessità che oggi si chiamano guerre, instabilità politica, precarietà economica e tensioni religiose. Ci sarà anche il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, a Bari per partecipare all’incontro, promosso dalla Cei, “Mediterraneo, frontiera di pace” (19-23 febbraio). Con lui vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Una presenza radicata. La Custodia di Terra Santa attualmente ha 56 conventi sparsi in 12 nazioni (Israele, Palestina, Libano, Siria, Egitto, Cipro, Giordania, Grecia, Italia, Spagna, Usa e Argentina) la maggioranza dei quali sia affaccia sul Mediterraneo. Una presenza radicata con i frati francescani protagonisti nei Luoghi Santi dove arrivarono nel 1217. Nel 1219, lo stesso S. Francesco volle visitare almeno una parte della Provincia di Terra Santa. I documenti che parlano della presenza del “Poverello di Assisi” tra i Crociati, sotto le mura di Damietta, sono noti. Come pure noto è il suo incontro col Sultano d’Egitto, Melek-el-Kamel, nipote di Saladino il Grande, 800 anni fa. Da allora i frati hanno sempre raccolto le sfide dei tempi per poter trasmettere, affermano dalla Custodia, “la Grazia dei Luoghi Santi a tutti e per condividere la loro vita con le “pietre vive” locali: le comunità cristiane”. Anche in mezzo a tante difficoltà.

Rischiare per la pace. “Sulle sponde del Mediterraneo – dichiara, infatti, il Custode – si agitano crisi e conflitti ultradecennali come quello israelo-palestinese e altri più recenti come in Siria, le manifestazioni in Libano e anche in Iraq. In molti dei territori dove è presente la Custodia si registrano guerre e tensioni. Parlare di dialogo e di incontro potrebbe, dunque, apparire quasi paradossale. Ma a Bari saremo presenti con tutta la storia degli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa nello stile dell’incontro di Damietta tra Francesco d’Assisi e il Sultano Malek al-Kamel. Il coraggio di quell’incontro oggi va riscoperto e – per usare un giro di parole – incoraggiato. Sono convinto – aggiunge – che

l’incontro di Damietta è più importante oggi che 8 secoli fa.

In quell’incontro, infatti, non c’è solo il merito di Francesco ma anche quello del Sultano. Anche oggi possiamo avere interlocutori coraggiosi nel mondo musulmano”. Per il Custode solo l’ascolto e la condivisione permettono l’incontro quindi “vanno incoraggiati tutti i segni di dialogo possibili.

foto SIR/Marco Calvarese

Che non vuol dire solo organizzare eventi o pubblicare libri ma vivere lo spirito di questo incontro. Uno spirito che ci compromette anche rischiando come avviene ad Aleppo, in Siria, dove insieme al mufti locale abbiamo avviato un progetto per dare un futuro ai bambini traumatizzati dalla guerra e ai figli dello Stato Islamico. Siamo consapevoli che se avremo paura di rischiare non faremo passi avanti verso la pace”. Che appare ancora molto lontana.

“Se osserviamo quanto accade intorno a noi – avverte padre Patton – il Mediterraneo assume la forma di una frontiera acquea sulla quale si infrangono i sogni e le vite di tanti che fuggono da guerre e instabilità politica ed economica. Dirimere controversie – sottolinea – è compito delle diplomazie che devono lavorare molto per ridurre le tensioni e le cause che le producono”.

(Foto Vatican Media/SIR)

Cooperazione con le diplomazie. “Serve cooperazione – ribadisce il Custode – le diplomazie devono lavorare sul piano politico, le Chiese su quello del dialogo e anche umanitario. Il Documento sulla fratellanza umana di Abu Dhabi, firmato da Papa Francesco e il grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, va in questa direzione. L’impegno delle Chiese in questo ambito è notevole, mostrando una vicinanza e prossimità concreta alle popolazioni sofferenti di tutta questa area mediterranea”. Il pensiero di Patton corre anche “alla Libia che vive una situazione drammatica che ci ricorda quelle simili di Yemen e Siria” e ad altri Paesi come Tunisia, Algeria, Marocco, rappresentati a Bari, “che stanno cercando di fare passi avanti nel campo culturale, del dialogo anche interreligioso”. Ma nei territori della Custodia è presente anche Cipro dove un muro divide in due l’isola, da una parte la zona greca e dall’altra quella turca. “Paradossale – dice il frate – che a Cipro tutti i leader religiosi cristiani, cattolici e musulmani da anni lavorano insieme per creare un clima di riconciliazione tra le due componenti. Sono quasi gli unici a lavorare in questa direzione, visto che

il mondo politico sembra aver preso un’altra strada. Alla logica della riconciliazione preferisce la logica della spartizione,

accompagnata in alcuni casi da un uso spregiudicato della forza”. “Abbattere i muri e allentare le frontiere potrebbe aiutare la causa della pace” nello stile dell’incontro tra Francesco e il Sultano. “Sarebbe un guadagno per tutti i popoli e Paesi del Mediterraneo perché questi sono territori che hanno un patrimonio storico e archeologico immenso. Anche così – conclude – il Mediterraneo potrebbe diventare una frontiera di pace”.

Nella parrocchia di Kobe Bryant dove ogni domenica era puntuale a messa

8 ore 49 min fa

(da New York) Si chiama Nostra Signora Regina degli Angeli, la chiesa cattolica di Newport Beach in California dove Kobe Bryant si recava a pregare e ogni domenica si presentava puntuale a messa, talvolta anche alla prima funzione delle sette. Lo aveva fatto anche la domenica dell’incidente in cui ha perso la vita assieme alla figlia tredicenne e altre nove persone.

Il giocatore di basket, stella dei Los Angeles Lakers, non era solo un talento eccezionale del parquet e neppure un tenace cestista, ma anche un uomo di fede.

Ha sorpreso molti questo aspetto privato della sua vita da star, soprattutto perché nella sua giovinezza non erano mancati gli eccessi, eppure Bryant aveva trovato in questa parrocchia, il rifugio della sua anima. Ieri un servizio di preghiera è stato offerto dai parrocchiani, commossi per la sua scomparsa e dispiaciuti di non ritrovare più “il suo sorriso e la sua umiltà”. Sopratutto quella che, tra il resto, lo faceva essere uno dei tanti papà che comprano cupcakes alle figlie nelle vendite di beneficenza della parrocchia e si ingegnano per non rovesciare i dolci sul sedile della macchina che li riporta a casa.

Bryant sportivo, invece, aveva portato cinque titoli Nba ai Los Angeles Lakers con cui aveva giocato 20 stagioni, ma anche una straziante lettera d’addio in 60 punti in cui spiegava le ragioni del suo ritiro: è questa che ricordano con commozione i fedeli della parrocchia, assieme alla sua altezza che costringeva il parroco o i ministri non solo ad alzare il braccio ma a mettersi in punta di piedi pur di raggiungerlo.

Sul sagrato della chiesa fiori e candele si accumulano senza sosta, prova d’affetto e di preghiera non solo di chi quei banchi in legno li ha divisi con lui, ma anche delle migliaia di fan che da seduti balzavano in piedi ad ogni punto segnato nel canestro avversario.

Il servizio di preghiera ospitato dalla parrocchia ha ricordato questo aspetto segreto di un uomo di Dio che tanti ammiravano per la coordinazione delle sue azioni, per la poesia dei movimenti, per il calcolo esatto dei suoi lanci. Lui uscito dal parquet ritrovava tra le mura di Nostra Signora Regina degli Angeli una dimensione intima che l’adorazione dei fan non riempiva, soprattutto dopo l’accusa di stupro a una donna in Colorado che lo portò quasi in carcere e che mise a dura prova il suo matrimonio.

La fede e l’incontro con un sacerdote furono la sua ancora di salvezza.

L’arcivescovo di Los Angeles, mons. Jose H. Gomez, ha twittato un’offerta di preghiere per lui e la famiglia. Bryant lascia infatti la moglie e altre tre figlie. Mons. Gomez, in visita ad limina dal Papa, ha dichiarato alla Cns che il giocatore era “un buon cattolico e un buon fedele” e ha ricordato un incontro con lui durante uno degli allenamenti in cui si erano fermati a parlare a lungo. “Preghiamo per l’eterno riposo della sua anima e di quella della figlia, mentre si chiede vicinanza alla famiglia”, ha concluso il vescovo.

Intanto si sta indagando sulle origini della sciagura e sembra che il cattivo tempo e una nebbia fitta abbiano limitato la visibilità e che sarebbe servita un’autorizzazione speciale per volare in quelle condizioni proibitive. Si attendono sviluppi e anche la data ufficiale delle esequie.

In the parish where Kobe Bryant attended Holy Mass every Sunday

8 ore 49 min fa

(from New York) Our Lady Queen of Angels is the Catholic Church in Newport Beach, California, where Kobe Bryant went to pray and regularly attended Mass every Sunday, occasionally at the first 7 o’clock service. He went to Mass also on the Sunday before the accident in which he lost his life with his 13-year-old daughter and nine more people.

The retired Los Angeles Lakers basketball star was not only an exceptional parquet floor talent and an outstanding baller, he was also a man of faith.

Many people were surprised by this private aspect of his superstar life, especially because during his youth there was no shortage of excess, yet Bryant had found in the parish of Our Lady Queen of Angels the sanctuary of his soul. A prayer service was offered yesterday by the parishioners, grieved by his premature demise and saddened for having lost forever “his smile and his humbleness.” This could be seen, in particular, when, as one of many fathers, he bought cupcakes for his daughters in the charity sales of the parish and was careful not to topple the sweets on the seat of the car that brought them home.

The superstar Bryant Kobe won five NBA championships with the Los Angeles Lakers with whom he played for 20 seasons, and wrote a 60-point heartbreaking farewell letter explaining the reasons for his retirement: this is what the faithful of the parish emotionally recall, along with his height, for which the parish priest or ministers not only had to raise their arms but also to stand on their tiptoes to reach him.

Flowers and candles continuously pouring into the churchyard are tokens of affection and prayer not only from those who shared the pews with him, but also from the thousands of fans who sprung up from their seats at every point scored in the opponent’s basket.

The prayer service held in the parish recalled this hidden aspect of a man of God admired for the coordination of his actions, for the poetry of his movements, for the exact calculation of his throws. When he left the parquet floor he rediscovered an intimate dimension within the walls of Our Lady Queen of Angels church that his fans would never fulfil, especially after the case of sexual assault on a woman in Colorado that nearly sent him to jail and severely tested his marriage.

Faith and the encounter with a priest were his anchor of salvation.

The Archbishop of Los Angeles, Msgr. Jose H. Gomez, tweeted an offering of prayers for him and his family. Bryant leaves behind his wife and three daughters. Msgr. Gomez, on an ad limina visit to the Pope, told CNS that the player was “a good Catholic and a good believer” and recalled a meeting with him after a practice match in which they had a long conversation. “We pray for the repose of his soul and that of his daughter, as we ask for closeness to the family,” the bishop concluded.

In the meantime, the causes of the accident are being investigated and it seems that bad weather and heavy fog restricted visibility and that special permission would have been needed to fly in those unfavourable conditions. Further developments are awaited, along with the official date of the funeral.