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Approfondimento sul decreto legislativo n. 61 del 13/04/2017 pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 16/05/2017

Presso la sede nazionale di Confartigianato in Via San Giovanni In Laterano 152
31/05/2017

I nostri centri di formazione

Centri di formazione presenti: 564

Il Manifesto di forma

"Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà...

Andare a scuola significa aprire il cuore e la mente alla realtà,

nella ricchezza dei sui aspetti, delle sue dimensioni.

E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà!"

(Papa Francesco)

 

I - Perché, oggi, la formazione professionale dei giovani

Tra tante difficoltà, il nostro Paese ha dei tesori e a volte li tiene nascosti o rischia addirittura di mortificarli per mancanza di visione. Noi invece siamo qui per investire tutte le nostre energie, in un tempo difficile e sfidante, per far crescere e far camminare la nostra comunità, pensando in particolare ai ragazzi, ai giovani, una delle nostre principali e più delicate risorse.

Stiamo parlando in particolare dei numerosissimi giovani che dopo la terza media scelgono i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), un sistema che si è affermato con eccellenti risultati in alcune aree del Paese, ma si trova oggi a forte rischio di sostenibilità. Vorremmo perciò partire da una domanda: perché la formazione professionale, quella vera, quella cui hanno dato vita i santi fondatori dell’800, che riveste un fondamentale valore educativo, oggi come allora, in tempi diversi, ma con istanze e bisogni simili e con un disorientamento dei giovani della stessa portata, sebbene in situazioni profondamente mutate, perché dunque la formazione professionale non vuole essere vista? Perché coprirla volutamente, diremmo, col mantello dell’invisibilità?

Alcuni dati e considerazioni. La disoccupazione giovanile ha raggiunto a fine 2014 in Italia il 44%, in un momento in cui, secondo l’Unioncamere, risultano essere introvabili molte professioni non solo hi tech ma anche di livello medio e artigianale; la dispersione scolastica raggiunge la media nazionale del 17% (molto più alta della media UE) e alcune regioni del sud si situano al 22%; i NEET, raggiungono in media il 25%. Per capire un po' di più questa situazione di particolare disagio occupazionale, socio-psicologico e motivazionale dei giovani italiani, possiamo esaminare, tra gli altri aspetti, l’omologazione liceale dell’intero sistema scolastico del nostro Paese e la scomparsa dell'attenzione, nella cultura generale, per il valore del lavoro e in particolare per le professioni agricole, artigianali e tecniche che per la loro qualità hanno fatto grande l’Italia e detengono ancora un posto di rilievo nel tessuto economico.

A fronte di quanto sopra esposto solo per cenni, riprendendo una tradizione che affonda le sue radici fin nell'esperienza di don Bosco, negli ultimi 10-12 anni il nostro Paese ha saputo progettate e costruire un sistema di "scuole professionali", i centri di formazione professionale accreditati (CFP), che offrono i percorsi di IeFP: sono scuole, perchè fanno parte del sistema scolastico  italiano, ma sono scuole di formazione, una importantissima innovazione del nostro sistema scolastico, perchè già realizzano l'alternanza scuola-lavoro e già strutturalmente sono integrati con il tessuto imprenditoriale del territorio. Il sistema di IeFP, nato sperimentalmente nell'anno scolastico 2003/4, e' ormai a regime e coinvolge, in maniera molto disomogenea nelle diverse regioni, ormai più di 300.000 giovani, ossia ben l'11,4% degli alunni del secondo ciclo. Dopo la terza media, infatti, il secondo ciclo del sistema di istruzione italiano è composto con pari dignità dall'Istruzione secondaria superiore (licei, istituti tecnici, istituti professionali) e dalla IeFP (offerta sia da enti di formazione accreditati dalle regioni nei CFP, sia in via sussidiaria dagli Istituti professionali statali). Con questa scelta si opta per un percorso di durata triennale, attraverso cui si giunge alla qualifica professionale, o quadriennale, per raggiungere il diploma professionale. E' un modo equivalente al liceo o all'istituto tecnico o professionale per assolvere sia all'obbligo di istruzione, che al diritto dovere di raggiungere almeno un diploma triennale entro i 18 anni di età. Attualmente ci sono in Italia 22 percorsi triennali per altrettante qualifiche e 21 percorsi per i diplomi, che vanno dal meccanico, elettricista, idraulico, all'operatore della ristorazione o della trasformazione agroalimentare, all'operatore delle calzature, al tecnico dell'abbigliamento, all'operatore del benessere, al tecnico per l'automazione industriale, o del legno o delle lavorazioni artistiche...

In generale il sistema di IeFP per la qualifica e il diploma, rappresenta il modello e la prassi nazionale più prossima ai migliori sistemi formativi europei, in termini di integrazione tra formazione teorica e pratica e di raccordo con il mercato del lavoro.

Oltre al grande merito di aver contribuito a superare la scissione tipicamente italiana tra cultura (e scuola) da una parte, lavoro (e formazione) dall'altra, la IeFP sta dando risultati straordinari (fonte ISFOL):

- nel contrasto alla dispersione scolastica e nella ri-motivazione allo studio (moltissimi giovani "recuperati" da esperienze di abbandono)

- nell'inclusione sociale (presenza di molti stranieri e ragazzi diversamente abili)

- nella possibilità di scelta per ragazzi e famiglie, creando finalmente pluralismo nel sistema di istruzione italiano (tra gli iscritti del 2011 il 46,2% ha optato per la IeFP come prima scelta), con un livello generale di soddisfazione degli allievi molto alto

- nell'innovazione e nella flessibilità, trattandosi di percorsi capaci di adeguarsi più facilmente e rapidamente alle esigenze economico produttive del territorio

- soprattutto nell'esito occupazionale, alto in uscita dai percorsi triennali e quadriennali, tra l'altro una occupazione in larga misura coerente con lo studio effettuato.

 

L'approccio educativo specifico della IeFP

Alla base del successo della IeFP sta una scelta di metodo codificata e sperimentata dal 2002 al 2012. La scelta è stata accolta, resa possibile e ormai portata a regime dalla normativa ordinamentale nel nostro Paese. L’alternativa di metodo è costituita da una comprensione peculiare delle discipline o materie. L’approccio induttivo è la caratteristica dei percorsi offerti ai ragazzi che approdano alla IeFP. Non tutti i nostri ragazzi, per fortuna, sono uguali! Molti di loro abbandonano lo studio perché troppo teorico. Per costoro lo studio delle discipline diventa significativamente pesante, non motivante, non ne sentono ne vedono concretamente l’utilità. Questi ragazzi possono perdersi o quantomeno proseguire con sofferenza e disagio la scuola per molti anni, con perdita di energia e progettualità.

Per arrivare ai saperi, hanno bisogno di un approccio concreto, di un fare che dia loro soddisfazione, di vedere il risultato del loro lavoro. Il primato metodologico per l’IeFP è dato dalla realizzazione di un prodotto, di un compito, di un servizio, cui si correlano organicamente le diverse discipline. La stessa valutazione degli apprendimenti è incentrata sulla capacità raggiunta dagli allievi in rapporto al servizio, al compito, al prodotto.

L’Unità di Apprendimento (UdA), intesa come richiesta all’allievo di una realizzazione concreta nel contesto laboratoriale o nel contesto di impresa (nei periodi di stage richiesti obbligatoriamente dalla normativa IeFP), costituisce la base didattica. Il contesto del laboratorio professionale, in cui si svolge l’apprendimento, costituisce il normale svolgimento della didattica e organizza gli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA) delle discipline.

La flessibilità didattica e organizzativa costituisce il principale strumento per garantire la traduzione dell’innalzamento dell’obbligo scolastico in effettivo successo formativo: il giovane è libero di passare dalla Formazione Professionale alla scuola e viceversa, o dalla scuola all’Apprendistato, conseguendo dei crediti formativi per le competenze acquisite durante la frequenza di ciascun percorso.

Infine grande rilievo assume la logica dell'alternanza tra scuola e lavoro sperimentata nei percorsi della IeFP che in alcune esperienze giunge alla messa in opera di esperienze di scuole botteghe in cui all'interno dello stesso CFP si da vita a vere e proprie attività produttive coerenti con i percorsi didattici.

Questo approccio costituisce il contesto educativo in cui si esercitano i doveri e i diritti della cittadinanza attiva, il valore del lavoro ben fatto e del servizio nella sua dimensione umana e cristiana.

 

L'apprendistato

I drammatici dati sulla disoccupazione giovanile italiana e, nel contempo, la difficoltà lamentata dalle aziende nel reperire le figure professionali richieste, sono l’evidente sintomo che il sistema formativo/educativo appare inadeguato, perché non orientato verso le effettive esigenze delle imprese e del mercato del lavoro.

Occorre quindi ripensare il sistema formativo, anche attraverso un rilancio dell’apprendistato, soprattutto quello per la qualifica ed il diploma di specializzazione professionale, che può rappresentare uno strumento fondamentale per favorire un accesso qualificato e protetto dei giovani al mercato del lavoro. In questo senso sembra andare il capo V del decreto legislativo delegato approvato dal CdM lo scorso 20 febbraio.

L’apprendistato è inoltre fortemente legato a tutti quei mestieri, primi fra tutti quelli artigianali, il cui differenziale competitivo e di qualità è ancora oggi connesso a meccanismi di trasmissione dei saperi informali prodotti in impresa e attraverso il lavoro.

In primo luogo, vi è la necessità di definire un quadro regolatorio uniforme per l’intero territorio nazionale. L’attuale contesto di riferimento, infatti, si caratterizza per una frammentazione delle discipline regionali soprattutto in termini di ore di formazione necessarie per l’acquisizione della qualifica e del diploma professionale.

Inoltre, l’apprendistato va sostenuto ed incentivato attraverso una valorizzazione dell’impresa come luogo formativo per l’acquisizione delle competenze tecnico – professionali ed una ridefinizione del meccanismo di determinazione della retribuzione degli apprendisti che tenga conto dell’equilibrio tra formazione e lavoro.

L’apprendistato, se opportunamente rivisto in una sintesi coerente tra competenze nazionali, regionali e delle parti sociali e garantito nella sua qualità, certificazione e spendibilità, potrà consolidarsi quale ponte privilegiato tra scuola e lavoro per la costruzione di competenze e professionalità indispensabili alla cittadinanza economica e sociale e alla crescita del sistema delle imprese e rappresentare, insieme allo strumento dell’alternanza scuola – lavoro, il sistema duale italiano.

 

La formazione professionale, parte della pastorale giovanile

Voi certamente formerete i giovani ad una concezione cristiana della società e del lavoro, contemperando il loro inserimento nelle attività produttive con lo sviluppo delle loro risorse morali e spirituali, in modo che la loro vita sia vissuta con la dovuta dignità”.

Così san Giovanni Paolo II si è espresso con gli Operatori della Formazione Professionale di ispirazione cristiana nel lontano dicembre del 1990. Per gli Enti di Formazione Professionale questo messaggio è sempre attuale.

Fedeli alla Dottrina Sociale della Chiesa gli Enti impegnati nella Formazione Professionale destinata ai giovani, infatti, offrono un servizio che, basandosi sulla testimonianza degli operatori adulti, sulla collaborazione delle famiglie e l’attenzione degli imprenditori e dei decisori politici, sulla sinergia con l’impegno pastorale delle diocesi e delle parrocchie, si rivela uno strumento educativo prezioso per la trasmissione e la diffusione della visione cristiana della vita e del lavoro.

Il nostro è un servizio formativo che ha intercettato, ed intercetta ancora oggi, una popolazione giovanile costituita prevalentemente da famiglie appartenenti ai ceti popolari e da giovani immigrati, presenti nei Centri di Formazione Professionale in numero sempre crescente. E' al servizio di questi nuovi "poveri" del nostro tempo che desideriamo innanzitutto restare fedeli.

La crescente attenzione da parte delle famiglie, l’interesse, la motivazione e la soddisfazione degli allievi, l’alto tasso di inserimento lavorativo, il sostegno allo start up di imprese giovanili, la ripresa degli studi spesso in precedenza abbandonati, la rete di imprese per gli stage e per il supporto formativo, la stabile collaborazione con i sevizi del territorio, i protocolli di interazione con le scuole ad indirizzo tecnico sono tra i più significativi aspetti che fanno salire la domanda dei cittadini per questo servizio là dove esso è ancora consentito e offerto e che ci fanno ritenere di aver intrapreso - nonostante le molte difficoltà e rischi - una buona strada, che continueremo a perseguire. Quante persone, quante risorse umane potrebbero avere un posto dignitoso nella società e nell’economia della nazione se alcuni pregiudizi si arrendessero all’evidenza e si desse maggiore sviluppo alla IeFP su tutto il territorio nazionale!

 

II - La formazione continua per l'adeguamento delle competenze dei lavoratori

In un’ottica di apprendimento permanente (lifelonglearning), la filiera della formazione iniziale si sviluppa e completa nella formazione continua e permanente, a garanzia sia dello sviluppo della autonomia personale e professionale dei lavoratori, sia del miglioramento della produttività di impresa.

La formazione continua, considerata all’interno di una logica di filiera della formazione professionale, rappresenta, in un mercato del lavoro ad elevatissima velocità di cambiamento, lo strumento per sostenere, adeguare ed aggiornare le competenze dei lavoratori e la competitività delle imprese in un’ottica di complementarietà ed integrazione dell’insieme degli interventi in capo ai diversi soggetti: Stato, Regioni e Parti Sociali.

Per rendere effettivo, infatti, il diritto a una formazione lungo tutto il corso della vita e porre in essere strategie più complessive di formazione continua e permanente, occorre realizzare condizioni stabili di coordinamento degli interventi messi in campo attraverso una reale integrazione istituzionale tra i diversi livelli (nazionale e regionale) ed attori coinvolti (parti sociali, istituzioni, enti di formazione).

In questo contesto, i fondi interprofessionali per la formazione continua, espressione di una sempre maggiore responsabilità delle parti sociali dei diversi settori economici, rappresentano la valorizzazione del principio di sussidiarietà nella ricerca di più efficaci legami tra mondo dell’istruzione, della formazione e del lavoro. I Fondi, infatti, con la loro attività permettono non solo di aumentare la produttività dei lavoratori occupati ma anche di potenziare più in generale le competenze e le professionalità delle persone per renderle più forti nel mercato del lavoro e favorire i processi di mobilità.

A dieci anni dall’avvio della loro attività, i Fondi oggi devono perseguire l’obiettivo di ampliare l’accesso di imprese e lavoratori verso una formazione caratterizzata da una sempre maggiore qualità e dall'offrire un reale sostegno ai processi innovativi delle imprese. Questo significa più incisività d’azione a favore delle imprese, soprattutto di minore dimensione, delle aree geografiche meno favorite e più forti coerenze con le esigenze delle persone occupate ed i fabbisogni dei sistemi produttivi e sociali.

 

III - Formazione e inclusione sociale

L’aumento del disagio sociale è un fenomeno che va di pari passo con la mancanza di lavoro. Sulla base di dati Istat, il totale del'area di disagio sociale comprendeva 9,21 milioni di persone nel terzo trimestre del 2014. Rispetto al terzo trimestre del 2013, risulta un aumento del 5,3%; in un anno 466mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale.

Sempre il rapporto Istat con la nuova impostazione Bes, benessere equo e sostenibile, mostra come nella popolazione italiana ci sia un indice di fiducia molto basso, verso gli altri e verso il futuro. Mentre esiste ancora una solidarietà forte nella filiera corta, nelle relazioni familiari e nel contesto sociale stretto. Longevità in aumento e fiducia molto bassa dipingono un possibile scenario critico di qualità della vita specialmente per le persone con fragilità. Rendono più complicato il quadro la difficoltà delle persone di leggere ed adeguarsi ai cambiamenti socio-economici in atto, ad orientarsi in modo adeguato per costruire un proprio progetto di vita soddisfacente e sostenibile.

La crisi del lavoro è spesso congiunturale, frutto di una serie di circostanze sfavorevoli che solitamente, con adeguate misure di politiche attive del lavoro, assistenza e contenimento sociale, si sarebbe in grado di superare. Ma la crisi attuale è anche strutturale, sistemica, elemento base di una nuova concezione del mondo, verso la quale l’assistenza non basta più. In questo secondo caso la concezione dell’uomo, la visione della vita che determina il “nuovo” corso può entrare in conflitto con una intera civiltà, e creare disagi e sconvolgimenti epocali le cui conseguenze sulla popolazione più debole nessuno può controllare. È ovvio che una crisi sistemica esige molta attenzione da parte di ogni uomo pensante e coinvolge la responsabilità di tutte le componenti della società.

La formazione professionale è il percorso teso a fornire a giovani e adulti le conoscenze e le competenze necessarie per svolgere un'attività lavorativa qualificata. Oggi, con l'accelerazione dei cambiamenti tecnologici e organizzativi, e quindi dei contenuti delle professionalità, la formazione professionale assume un ruolo di crescente importanza e si estende, attraverso la formazione continua, sempre più all'intero arco della vita lavorativa.

 

Roma, 3 marzo 2015